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Cenni storici

monografiaFonte primaria per le notizie sulle origini di Viagrande è la "Monografia storica dei comuni di Nicolosi, Trecastagni, Pedara e Viagrande" scritta da Salvatore Mirone nell'anno 1875.
"Viagrande, si vuole, che avesse preso il nome dell'antica via che conduce a Messina" scrive il Mirone, e continua "ma noi crediamo piuttosto ch'esso l'abbia preso dalla via spaziosa, che partendo da Catania, s'entra nel paese nominato Rinazzo, e dal quel tratto più spazioso ancora, che... va a finire, uscendo, alla chiesa di sant'Antonio di Padova, detto volgarmente sant'Antonino".  
Le prime notizie su Villalori e Vilardi (oggi Viscalori e Velardi) si riferiscono al 1124, anno in cui fu costruita in quella zona una prima piccola chiesa. Dal XII secolo in poi lo sviluppo delle due borgate separate l'una dall'altra ed abitate da catanesi ed acesi, sembra seguire un andamento lento ma costante malgrado la drammatica parentesi dovuta all'eruzione del 1408 che causò gravissimi danni all'economia agricola dei quei luoghi. 
Dopo oltre un secolo dal quell'evento, le due borgate si uniscono lungo l'incrocio tra la Via Regia, antica strada di collegamento tra Catania e Messina, ed una importante trazzera che conduceva al mare passando per i centri abitati di Aci Sant'antonio, Aci Catena e Acireale.
In prossimità di quel crocevia, già nell'anno 1574, si hanno notizie della presenza della chiesa madre di Viagrande, dedicata alla Madonna dell'Idria.
Pochi anni dopo iniziarono lavori di ampliamento che si conclusero nell'anno 1687. Purtroppo ben poco tempo quella chiesa servì al culto perchè, appena sei anni dopo, nel 1693, un disastroso terremoto la ridusse ad un cumulo di macerie.
I lavori di ricostruzione subito iniziati, furono interrotti ben presto dal dibattito sorto per il luogo dove edificarla. La nuova chiesa alla fine fu eretta proprio laddove è ancora oggi visibile: nella piazza San Mauro.
Intorno alla fine del XVI secolo Viagrande è ormai un centro abitato ben definito, e nei due secoli successivi mantiene il ruolo di piccolo centro agricolo. Il potere è esercitato dalla nobiltà sin dal 1641, quando Filippo IV di Spagna investe del titolo principesco Domenico Di Giovanni, conferendogli le terre di Viagrande.
Quando nell'800 i grandi moti rivoluzionari scuotono l'Europa, Viagrande conquista il suo piccolo posto nella storia risorgimentale e subisce le persecuzioni di polizia conseguenti alla restaurazione del potere borbonico. 
L'impresa garibaldina del 1860 vede un gruppo di giovani di Viagrande partecipare attivamente alla liberazione di Catania. Giunte notizie delle tante imprese dei "Mille" il popolo di Viagrande volle mandare in dono al generale "quindici quintali di paste, ventisei salme di vino, ed una cassa ben fornita di filacce e fasce". Non si fece attendere il ringraziamento ufficiale del generale Garibaldi, sotto forma di un messaggio conservato ancora oggi nella sede comunale: "Comando Militare dell'esercito nazionale - Messina lì 4 agosto 1860 - Un saluto di cuore ai bravi cittadini di Viagrande - manda - Giuseppe Garibaldi"
Lo spirito rivoluzionario, da allora, sembra comunque svanito per far posto ad un tranquillo e ordinato paese, luogo prediletto di villeggiatura di tante famiglie nobili catanesi.
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